domenica 23 aprile 2017

Vincenzo Ucciferri - Retrospettiva - 2007 -2017

Il teatro della memoria - Autoritratto

Dal 15 aprile al 15 maggio, in corso Marcelli 180,  la mostra dedicata all’artista molisano. Opere degli anni ‘70, ‘80 e ‘90, insieme a lavori inediti e mai esposti, usciranno dall’atelier dell’artista per mostrarsi ancora una volta, a distanza di dieci anni dall’ultima personale, nella loro profondità e intramontabile potenza artistica.

Giorni e orari d’apertura: dal 15 aprile al 15 maggio dal martedì alla domenica - 10:00/13:00 – 17:00/21:00
Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società
Corso Marcelli 180, Isernia
Info: 329 5860586; arte@lecose.org

Comunicato stampa

Con la curatela del critico Tommaso Evangelista, il supporto de Le Cose Associazione Culturale e lo Spazio Arte Petrecca, lo Spazio Cent8anta-Galleria d’arte, cultura e società, ospiterà dal 15 aprile una mostra dedicata all’artista molisano per la durata di un mese, fino al prossimo 15 maggio. Opere degli anni ‘70, ‘80 e ‘90, insieme a lavori inediti e mai esposti, usciranno dall’atelier dell’artista per mostrarsi ancora una volta, a distanza di dieci anni dall’ultima personale, nella loro profondità e intramontabile potenza artistica.

ISERNIA. Simboli, paesaggi, oggetti, figure umane, maschere umanizzate e codici. L’immaginario archetipico di Vincenzo Ucciferri torna a farsi protagonista e a far parlare di sé con una retrospettiva che intende celebrare la dimensione più intima e inedita del pittore. Attraverso una lettura attenta dei suoi scritti e diari, il critico e la sua famiglia hanno rintracciato la matrice concettuale dei suoi lavori, partendo proprio da questa retrospettiva, per condurre e sviluppare una ricerca più approfondita della poetica ultima del pittore.

Nessuno come Ucciferri è riuscito a far entrare la vita nei suoi lavori, creando un incessante scambio tra la componente umana e quella artistica. “Ma c’è anche un sentimento più concreto -  scrive il critico Tommaso Evangelista - legato al reale, alla ricerca non solamente formale ma anche sociale: ‘Mi sono rimesso al lavoro. Naturalmente ora solo a livello di concetto. Mi interessa molto il bel mondo. Sto guardando delle foto, mi sembrano tutti pupazzi, manichini tutti ben colorati e sorridenti. Li voglio dipingere come se fossero una massa di pagliacci stanchi del bel vivere’ scriveva Ucciferri nei suoi diari.” Una ricerca, dunque, che travalica il moto interiore per volgere lo sguardo e scrutare il mondo che ci circonda, decifrandolo attraverso i suoi codici. Codici a barre per la precisione, che campeggiano e predominano nelle sue ultime produzioni: opere in via di evoluzione, poco conosciute, molte delle quali inedite, mai uscite dallo studio del pittore.

A disposizione del visitatore, vi sarà un itinerario intimo ma eloquente, che parte dai lavori pop, metafisici e dal vago sapore surrealista, per approdare a un’indagine più recente e matura, frutto di una riflessione sul sociale che assorbe tutta la sua ricerca. L’artista dunque si fa profeta, o semplicemente acuto lettore di una società dei consumi che tutto divora, incasellando ogni aspetto del reale in categorie fisse, sbaragliando qualsiasi possibilità di creazione e riducendo tutto a meri codici: “Verso l’ultimo periodo, così, le figure ieratiche e dolenti, sporche e imprecise, perdono i loro tratti e, ormai incomunicabili e racchiuse in sé stesse, diventano codici. L’idea che tutto debba essere formalizzato e debba avere un codice (a barre) determina la mancanza del significante, del limite, perché tutto è già disponibile per il sistema” scrive Evangelista. 

Un ultimo tributo, riservato in postfazione del catalogo, lo ritroviamo nel testo dello scrittore Giambattista Faralli, amico fraterno e figura sempre presente nel lavoro dell’artista, che attraverso una lettera indirizzata all’artista/amico, si abbandona in toni confidenziali, come se non fosse mai scomparso: “Tu hai voluto con la tua arte armonizzare le dissonanze: paradiso e inferno, cielo e letamaio, amore e sesso, pace e rivoluzione, natura e monnezza. Nobile impresa! Ti vedo incedere lungo Corso Marcelli, lento e con l’occhio assorto. Così la gente ti ricorda, e ti vuole bene. La comunità della vecchia Isernia ti abbraccia in questa ricorrenza, e ti riconosce come figlio prediletto”.

La vernice di apertura è prevista per sabato 15 aprile dalle ore 18:00 nello Spazio Cent8anta in Corso Marcelli 180 a Isernia, un luogo assai caro all’artista dove, per anni, nella piazzetta Annunziata, si è ispirato e ha dipinto decine di opere. L’evento prevede un saluto da parte degli organizzatori con uno spunto critico del curatore Evangelista. A seguire buffet offerto e intrattenimento musicale con il trio acustico di Stefano Gasperi, Loris Durante e Silvio Fiorelli.

VINCENZO UCCIFERRI è nato a Isernia nel 1953, l’artista frequenta l’istituto d’arte “Manuppella” per poi iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Successivamente, trasferitosi a Napoli, si diploma all’Accademia di Belle Arti sotto la guida di Armando De Stefano. Dal 1972 espone ininterrottamente. Da allora continua ad esporre le sue opere in Italia e all’estero, in centinaia di mostre personali o collettive. Alcune sue opere sono esposte alla Pinacoteca Civica di Pianella (PE) e al Museo d’Arte Sacra di Treia (MC), al Museo MACI di Isernia e in molte collezioni private in Italia e all’estero (Boston, New York).

Dalla mostra




Dal vernissage









mercoledì 4 gennaio 2017

Sostieni ArcheoMolise


Il Molise che esiste è anche questo: una delle pochissime riviste dedicate al patrimonio culturale della regione.
Con una donazione puoi sostenere ArcheoMolise, la rivista che dal 2009 ha fatto conoscere le bellezze della nostra regione, anche quelle meno note.
28 numeri finora pubblicati e 15000 copie distribuite, che hanno dato voce a più di 100 autori non solo molisani.
Tutto questo è ancora poco e per questo ti chiediamo un piccolo aiuto per continuare in questa opera di divulgazione e - ancora meglio - per ampliarla, considerando inoltre che la rivista vive solo del lavoro della redazione (tutta molisana) e senza aiuti pubblici.

Il link per donare è: http://kapipal.com/projects/archeomolise/
La donazione, dopo aver cliccato su "Support Now", può essere libera scrivendo l'importo desiderato (da € 1 a € 100.000) oppure riscattando dei premi (abbonamaneto omaggio, numeri arretrati, ecc...) con donazioni che variano dai10 ai 100 euro.
Donare 10 euro (meno di 1 euro al mese) significa aiutare a far conoscere la nostra regione perché il Molise esiste (ed è vivo e vegeto).

P.S.: il crowdfunding termina il 31 marzo 2017

giovedì 29 dicembre 2016

Nicola Belloni Ceramista


Nicola Belloni soleva ripetere “Scegli un motto e fatti sotto”, ricorda il nipote che lo definisce un uomo del Novecento (1909-1999), un uomo che ha vissuto due guerre mondiali, ha visto il cambiamento della società all’inizio del XX secolo, ha tremato con il resto del mondo durante la guerra fredda; forse era davanti alla TV quel 9 novembre 1989, quando i tedeschi abbatterono il muro di Berlino che per quasi 50 anni aveva diviso non solo l’Europa, ma anche il mondo intero. Sono tantissime le storie che Belloni avrebbe potuto raccontare a voce ma, nonostante tutto, ci ha regalato la sua visione ed interpretazione del mondo attraverso le sue opere. Il motto di Belloni fu sicuramente quello di fare dell’arte una scelta di vita, un mezzo di espressione della sua personalità riservata e scrutatrice. Rifuggiva il linguaggio verbale preferendogli quello visivo ed usando l’arte e le sue capacità a questo scopo; scelse di comunicare con l’immagine, con la materia, con tutto ciò che la vista poteva riconoscere e l’uomo apprezzare. Si avvicinò giovanissimo all’arte, dimostrando doti inusuali e dedizione ammirevole. Ha sperimentato e creato un’arte che ha spaziato con estrema agilità dalla scultura ceramica alla pittura, ponendo in evidenza una duttilità non così scontata e prevedibile. È stato un maestro apprezzato che ha conosciuto ed istaurato rapporti nel tempo con il collega ceramista Arrigo Visani, con Giò Ponti e Gino Marotta.
Belloni ha fatto della pittura e della scultura il suo linguaggio, grammatica e sintassi che si fondono nella tela o vengono racchiusi nel manufatto ceramico: assistiamo ad un mondo che viaggia tra la realtà esterna e la fantasia animata alla Bosch. La pittura di Belloni è la realtà quotidiana che ci circonda attraverso un’ottica non deformante ma nostalgica: è il modo scelto dal maestro per imprimere nella mente e nella vita i ricordi. È un mondo piccolo, semplice dove non troviamo eroi epici e gesta eroiche, ma incontriamo la ricchezza del quotidiano, dell’uomo semplice come quello della porta accanto. Gente umile, giocatori di biliardo, pastori o semplici nature morte sono i soggetti scelti da Belloni per raccontare emozioni e ricordi, la semplicità della vita e la consapevolezza della ricchezza della stessa sono il filo rosso che lega la sua produzione pittorica e ceramica. Osservando le sue tele, è impossibile non cogliere l’aspetto metafisico che le caratterizza, il richiamo al metafisico di Carlo Carrà ed al razionalismo di Mario Sironi è più che evidente.

Nicola Belloni (Visso, 1909 – Isernia, 1999) fu un grande ceramista e pittore a cavallo tra il metafisico ed il realismo. Le opere di Nicola Belloni oggi si trovano in molti musei in Italia ed in Francia; vinse numerosi premi e riconoscimenti per il suo lavoro tanto da attirare anche l'attenzione di Giò Ponti. Da ragazzo frequentò la Regia Scuola di Ceramica a Civita Castellana, per poi spostarsi a Roma, entrando in contatto sia con gli artisti (Mario Mafai, Orfeo Tamburi, Pericle Fazzini ecc...) sia con gli intellettuali (Giuseppe Ungaretti, Vincenzo Cardarelli ecc...).

La mostra presso l' Auditorium di Isernia, patrocinata dal Comune, è stata ideata da Franca e Nicoletta Belloni, con la curatela dell' Associazione Culturale “Sm’Art” di Isernia.
La mostra rimarrà aperta al pubblico nei seguenti orari:
dal 10 Dicembre all’8 Gennaio, dal Martedì alla Domenica (ore 18.00 – 20.00)









Picasso - L'intimità del genio

L’INTIMITÀ DEL GENIO 
Palazzo Gil, Campobasso 
Spazio Espositivo di Via Gorizia 
20 dicembre 2016 - 17 aprile 2017 

Dal 20 dicembre 2016 al 17 aprile 2017 lo spazio espositivo del Palazzo Gil, in Via Gorizia, ospiterà un’eccezionale mostra di ceramiche e grafiche di Picasso, con quasi 200 opere in mostra. Un Picasso inedito, sorprendente, intimo. La mostra in arrivo a Campobasso celebrerà il più grande artista del ‘900 attraverso una incredibile quantità di opere provenienti da collezioni private: grafiche, incisioni e ceramiche del fondatore del cubismo, in un’esposizione che forse si può considerare la più prestigiosa che il Molise abbia mai ospitato. Il 20 dicembre aprirà al pubblico e proseguirà fino al 17 aprile 2017 negli spazi espositivi di Palazzo Gil, che da anni sta promuovendo una programmazione culturale ed espositiva che sta guadagnando un posto di tutto rispetto nel panorama nazionale. L’attività di Picasso come ceramista, disegnatore e come incisore è una delle più importanti della sua carriera, forse perché rappresenta la colonna vertebrale di tutte le altre sfaccettature e di tutte le sue tappe o perché rappresenta come nessun’altra il talento inquieto, tenace e appassionato che lo caratterizzò fino alla sua morte. La sua mano, quasi come estensione della sua mente, era incapace di stare tranquilla. Per lui i disegni rappresentavano in molti casi meditazioni di per sé, ma anche passi preliminari di dipinti o incisioni. Sulle pagine di un libro, sul giornale, sui tovaglioli o riempiendo le pagine di quaderni, i numerosi disegni nacquero da matite colorate, dagli abissi dell'inchiostro, dei pennelli e della penna. Qualsiasi supporto o strumento poi, persino piatti e vasi, era all’altezza delle sue aspettative al momento di realizzare le sue opere. L’esposizione, curata da Stefano Cecchetto con Piernicola Maria Di Iorio, è prodotta dalla Fondazione Molise Cultura con il Patrocinio della Regione Molise e il sostegno di BPER Banca. L’organizzazione è di Arthemisia Group. Sky Arte HD è il media partner d’eccezione della mostra. Il catalogo edito da Pacini Editore. 


SEZIONI DI MOSTRA A Campobasso il percorso espositivo si dirama in sette sezioni che animeranno la mostra e ognuna di esse sarà presentata in un allestimento scenografico molto suggestivo: Le ceramiche: nelle opere in ceramica si esprime tutta la forza della fantasia creatrice di Picasso che in un momento particolarmente felice della sua esistenza, decide di dedicarsi a questo linguaggio espressivo che scopre particolarmente congeniale alla sua vena creativa, tanto da iniziare una sperimentazione che lo accompagna per il resto della vita e che si intreccia indissolubilmente con i suoi lavori su tela, le sue sculture e la sua grafica. Per circa un ventennio, dal 1947 alla fine degli anni Sessanta, una parte considerevole dell’enorme produzione artistica di Picasso è costituita dalle ceramiche che realizza a Vallauris, antico centro della terracotta ubicato nel sud della Francia. Talvolta disegna forme originali di sua invenzione, ma di solito preferisce trasformare i piatti, le ciotole e le brocche della ceramica tradizionale utilizzando diversi metodi di scultura, assemblaggio, disegno e pittura. I risultati dei suoi esperimenti sono in gran parte frutto del suo atteggiamento per nulla convenzionale nei confronti delle forme e delle tecniche della ceramica. Egli si appropria delle ceramiche così come degli strumenti usati per la cottura nel forno e le trasforma in opere d’arte dipingendole e utilizzando una grande varietà di tecniche scultoree per sottrarle alla loro funzione originaria. In questo modo Picasso crea una stupefacente tensione tra il carattere originario dell’oggetto, comunque mantenuto, e la qualità eccezionale dell’opera d’arte che ha realizzato. Per più di vent’anni, fino alla morte, Picasso non smetterà di sperimentare questo mezzo espressivo. Saranno ben 29 le ceramiche presenti a Palazzo Gil, sicuramente alcune tra le più suggestive che abbia realizzato. 

 

Le Tricorne: Sergej Djagilev, geniale produttore e coreografo noto per aver portato in Europa i celebri Balletti Russi, volle rinnovare il repertorio della sua compagnia producendo una rappresentazione sul folklore spagnolo e diede quindi vita al balletto Le Tricorne. L’opera fu completata nel 1919 e, attraverso Igor Stravinsky, conobbe Manuel De Falla, allora astro nascente della musica spagnola, che compose la colonna sonora per Le Tricorne. Djagilev affidò la scenografia del balletto a Picasso, ritenendolo l’unico artista in grado di portare a compimento l’ideale wagneriano dello spettacolo totale: uno spettacolo, cioè, che fondesse armoniosamente musica, pittura e danza. Questo lavoro è composto da 26 disegni per i costumi, 6 illustrazioni di particolari per il decoro dove si contrappongono la linearità della scenografia del balletto alla vivacità e originalità dei costumi. 



Carmen: costituita da 38 incisioni a bulino raffiguranti visi di donna e di uomo, costumi andalusi e teste di toro. Picasso realizzò La Carmen giungendo a un’ammirevole stilizzazione, per illustrare la novella di Prosper Mérimée, scritta nel 1845 e resa in seguito famosa dalla celebre opera musicale di Bizet (del 1875). La storia di Carmen evocò in Picasso associazioni con la Spagna e la corrida, che mise energicamente sulla carta, dando prova ancora una volta delle sue geniali doti creative. L’opera fu pubblicata dalla Bibliothèque Française a Parigi nel 1949 e stampata dall’Atelier Roger Lacourière in un’edizione di 320 esemplari. Nel caso specifico, l’esemplare presentato è firmato dall’artista. 



La Célestine: composta da 66 tavole e 2 frontespizi, La Célestine prende spunto dalla tragicommedia Calisto y Melibea, ribattezzata poi con il nome della protagonista, Celestina, attribuita a Fernando de Rojas. Le illustrazioni di Picasso per La Célestine non sono una fedele e filologica trasposizione del testo: a lui va riconosciuto un assoluto primato in quanto a freschezza ed originalità; le scene proposte non accompagnano la narrazione, ma procedono autonomamente rispetto a essa, abbondando di riferimenti letterari o mitologici incentrati come sempre sui temi dell’eros, della gelosia e della morte. 



Le Cocu magnifique: Le Cocu magnifique (Farce en trois actes) si compone di 12 incisioni del 1968, presentate per la prima volta il 18 dicembre 1920 a Parigi al Teatro de la Maison de L’Œuvre di cui è autore Fernand Crommelynck. Picasso che lo conosceva da diverso tempo volle realizzare le illustrazioni della commedia e creò una suite di 12 incisioni all’acquaforte e all’acqua-tinta date alle stampe nel 1968: i toni comici e a volte grotteschi della farsa prendono vita nell’opera di Picasso che qui fonde i motivi tipici di tutta la sua produzione. 

Balzac: Balzacs en bas de casse et Picassos sans majuscule sono 8 litografie, che Picasso realizzò nel 1952 per una serie di ritratti di Honoré de Balzac, il padre del Realismo nella letteratura europea. Una di queste litografie divenne il frontespizio per una edizione di Le Pére Goroit di Balzac. Cinque anni più tardi, le otto litografie saranno pubblicate da Michel Leiris in Balzacs en bas de casse et Picassos sans majuscule. 

Arlecchino: a chiudere la mostra sarà invece un pezzo unico, la straordinaria litografia Arlecchino. A partire dal 1905, il blu diventa rosa nella pittura di Picasso, e insieme al cambiamento cromatico, si introduce anche quello tematico, lasciando da parte gradualmente i temi marginali o dolcificandoli, nelle scene di circo e nelle rappresentazioni della donna. Il tema degli acrobati nasce dall’impatto che provoca sull’artista la visione degli spettacoli delle troupe ambulanti che vede eseguire nella “Esplanade des Invalides” nel 1904, o che contempla nel Circo Medrano, istallato ai piedi della collina di Montmartre. Nelle incisioni di questa serie si inseriscono anche le scene familiari, in cui si distingue la presenza di Arlecchino, elemento tratto dalla Commedia dell’Arte. 



ORARI APERTURA Dal martedì al giovedì: mattina 10:00 - 13:00 pomeriggio 17:00 - 20:00 venerdì e sabato mattina 10:00 - 13:00 pomeriggio 17:00 - 21:00 domenica 10:00 - 20:00 ultimo ingresso 1 ora prima della chiusura lunedì chiuso INGRESSO INTERO 10 € RIDOTTO 6 € 65 anni compiuti (con documento); bambini dai 6 ai 18 anni; studenti fino a 26 anni non compiuti (con documento); giornalisti non accreditati con regolare tessera dell’Ordine Nazionale (professionisti, praticanti, pubblicisti); militari di leva; appartenenti alle forze dell’ordine, portatori di handicap (la tariffa si applica anche a 1 eventuale accompagnatore) RIDOTTO GRUPPO 6 € min 9 max 25 pax, prenotazione obbligatoria OMAGGIO bambini fino a 6 anni non compiuti; guide turistiche con tesserino,1 accompagnatore per disabile; insegnanti in visita con alunni e studenti (2 per ogni gruppo); possessori di coupon omaggio; possessori vip card Arthemisia Group VISITE GUIDATE (prenotazione obbligatoria) Scuole € 6 cad. fmcscuole@gmail.com Gruppi € 75,00 (min. 9 max 18 pax - tariffa biglietto escluso) APERTURE STRAORDINARIE Sabato 24 dicembre: 10:00 - 15:00 Domenica 25 dicembre: 17:00 - 20:00 Lunedì 26 dicembre: 10:00 - 20:00 Sabato 31 dicembre: 10:00 - 15:00 Domenica 1 gennaio: 17:00 - 20:00 Lunedì 2 gennaio:mattina 10:00 - 13:00pomeriggio 17:00 - 20:00 Venerdì 6 gennaio: 10:00 - 20:00 Venerdì 14 aprile: 10:00 - 15:00 Sabato 15 aprile: 10:00 - 20:00 Domenica 16 aprile: 10:00 - 20:00 Lunedì 17 aprile: 10:00 - 20:00 INFO Fondazione Molise Cultura Via Milano, 15 - 86100 Campobasso Tel. 0874 437807 info@ fondazionecultura.it www.fondazionecultura.it UFFICIO STAMPA Ufficio Stampa Arthemisia Group press@arthemisia.it T +39 06 69380306

Oratino, la mostra documentaria al comune


Nel Municipio di Oratino è stata inaugurata la mostra documentaria "Oratino. Una storia di creatività tra XVII e XXI secolo". Esposizione permanente visitabile negli orari di apertura al pubblico del Comune.



Vincenzo Manocchio - La forza della figura


Opere scelte da una produzione che va dal 1990 ad oggi.
La Forza della Figura, carattere commisto a una dinamicità e contemporaneamente una leggiadria che la figura possiede; si muove in un contesto di spazio a volte delimitato anche da piani che essa stessa interseca e attraversa, senza crearsi inibizioni di sorta.
Un groviglio di tratti a sanguigna e carboncino, tecniche che non ho mai abbandonato da quando ho iniziato la mia attività ed il mio percorso artistico, cioè dal 1970. 

Vincenzo Manocchio

La densa inchiostratura, a tratti sfumata e cangiante, a volte spennellata sui corpi immalinconiti di nudità, realizza un mirabile equilibrio di masse frantumate e strutture addensate nel centro di insiemi caotici e cavernosi. Il tratteggio ossessivo si rompe in raggruppamenti di muscoli e tendini, ovvero di tensioni accennate, portate al limite e diradate nella ricerca di una pace viscerale. Altrove il disegno centrifugo torna breve e serrato, a significare rotondità di arti e strutture addensate dal moto grafico vorticistico, arruffato e rinserrato, ripetuto fino alla consistenza della macchia quando la matita viene soccorsa dal pennello il quale, inaspettatamente, stempera i moti, e quasi li calma e li aggrada. Improvvisi abbagli di luce danno vita ad una sorta di “teatro mistico” nel quale il mondo, caotico, cerca una rasserenazione dallo spettro violento del segno. La “pietra sanguigna”, ovvero l’ocra rossa usata per pastelli molto in uso a partire dal Rinascimento, notevoli per il colore forte e la modularità delle gradazioni, e per gli infiniti effetti di carne capace di evocare, si presta perfettamente a questo gioco di tensioni e di nervose espansioni. Non vi è nulla di statico negli insiemi carnali bensì tutto è saturo di sanguigni vapori e scie impastate di terra, di quell’ocra rugginosa che diventa carne per aumento di concentrazione di tracce che saturano gli ipotetici corpi aumentando la loro acidità.

Tommaso Evangelista, testo estratto dal catalogo della mostra





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